Fondazione Nuova Italia

Progetto Salvamamma-Salvabebè

OPERAZIONE VIVERE

 

DESCRIZIONE DEL PROGETTO

“Guardatevi dal disprezzare uno solo di questi piccoli. Vi dico, infatti, che i loro angeli nel cielo vedono continuamente la faccia del Padre mio che è nei cieli ”
Matteo (18, 10)


Da cosa nasce

L'infanticidio dei neonati è un fenomeno antico e rappresenta tuttora nel nostro Paese una grave piaga sociale anche se le condizioni in cui le donne oggi possono vivere la maternità siano assai migliorate rispetto al passato, a livello medico e assistenziale, culturale e materiale, legislativo. Tuttavia, quasi ogni mese si ha notizia di neonati rinvenuti privi di vita nei cassonetti di raccolta dei rifiuti, talvolta altrove. Al di là del sincero ma generico moto di dolore e di indignazione che si accompagna da sempre a queste tragedie, della rabbia di fronte ad atti considerati umanamente inaccettabili e culturalmente destabilizzanti, bisogna tentare di riflettere su alcune strade che consentano di affrontare realmente queste orribili realtà oltre l’effimero delle pagine di cronaca nera. Occorre un grande impegno per salvare tante vite appena sbocciate, ma insieme per capire anche i livelli di disperazione che si celano dietro un gesto terribile e inconsulto: l’emarginazione, la solitudine, la disperazione da cui scaturisce un delitto che segnerà per sempre tante donne.

Le Associazioni “I Diritti Civili nel 2000” e “Terzo Sole” da anni riflettono su quanto sia necessaria una comprensione profonda delle difficoltà concrete ed emotive che tante donne possono attraversare nel periodo delicatissimo della gravidanza e di tutte quelle condizioni esterne ed interne che impediscono ad una donna di sviluppare il suo diritto/dovere di maternità. Nella stragrande maggioranza dei casi, infatti, chi abbandona un neonato lo fa perché a sua volta è una vittima:
- della violenza, del pregiudizio, dell’ignoranza;
- della solitudine;
- delle pressioni sociali, culturali, familiari;
- del degrado e dell’indigenza, soprattutto tra le donne immigrate;
- delle difficoltà psicologiche dovute a depressione pre o post - partum;
- della mancanza d’informazione e formazione;
- della carenza di un’educazione della collettività alla solidarietà costante e continua.


Barbara De Rossi

La depressione dopo il parto, in particolare, è un fenomeno molto diffuso e riconosciuto dalla medicina, dalla psicologia e dalla legge, perché i grandi sconvolgimenti fisici, ormonali e psichici subiti dalla madre durante la gravidanza portano a valutare la propria situazione in relazione alla maternità in maniera alterata, soprattutto se vissuta in solitudine, o in condizioni di abbandono, emotivo o economico. Questa condizione di grande e profonda fragilità psicologica, emotiva e sociale può portare la madre ad abbandonare il figlio appena nato per strada, davanti agli istituiti o nei cassonetti, fino ad arrivare all'uccisione e all'occultamento del corpicino subito dopo il parto, non sentendosi in grado di assumere una responsabilità, percepita in quel momento di particolare debolezza, come insostenibile. Le Associazioni “I Diritti Civili nel 2000” e “Terzo Sole” identificano alcune principali categorie di madri infanticide: ragazze giovani che vivono la gravidanza in profonda solitudine, di nascosto, e, di conseguenza, avvertono il neonato come un qualcosa di “estraneo” e di “pericoloso” da eliminare; donne con famiglie numerose che non se la sentono, per motivi psicologici o economici, di avere un altro figlio; donne immigrate, con regolare permesso di soggiorno o clandestine, che non siano a conoscenza delle leggi vigenti in Italia, che per motivi socio-culturali non vogliano usufruirne, o che si trovino in situazioni di estrema indigenza, caso di figli adulterini o incestuosi, e così via.

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La prima tragedia la vive la madre

Nessuna mamma vuole uccidere la sua creatura: la prima tragedia è la sua. Occorre, quindi, abbandonare la tendenza a giudizi o valutazioni moralistiche sulle persone e sui motivi per i quali si decide di abbandonare un neonato, per cercare di aprire una strada di dialogo e comprensione reali intorno a queste tragedie silenti.

Secondo la Prof. Rosanna Cerbo, responsabile scientifico di “Operazione Vivere”, “la legge pur prevedendo e tutelando l’anonimato legale della madre, che rifiuta il proprio neonato, non riesce a garantirne di fatto l’anonimato psicologico” e questo può, almeno in parte, spiegare perché l'abbandono di neonati per strada, nei cassonetti dei rifiuti o l'uccisione in altre drammatiche circostanze sia un fenomeno che non accenna a diminuire.

Nella maggior parte dei casi, la madre non desidera la morte del figlio, ma vuole semplicemente farlo sparire, senza che la famiglia o il vicinato sappiano dell’esistenza di quella creatura.

Ed è importante anche ricordare che molto spesso siamo in presenza di donne che non hanno abortito non per scelta morale o ideologica, ma per motivi pratici: molte donne vogliono mantenere segreta la gravidanza alla famiglia stessa o a chi è più vicino, anche se per loro non è facile giustificare l'assenza da casa per alcuni giorni o un viaggio. Per queste ragioni la gravidanza non voluta prosegue nel segreto fino al momento del parto: il tutto è vissuto in solitudine assoluta, o in un gelido "silenzio morale" dei familiari, in un’atmosfera di omertà. La donna, spesso considerata come unica responsabile della gravidanza, non può contare sull’aiuto di nessuno, eccetto in alcuni casi quello di "far sparire" il neonato. Infatti, moltissime madri non agiscono da sole nell'abbandono del neonato, ma con la complicità di un parente o di un amico. In questo stato d'animo di angoscia per un parto imminente o avvenuto da poco, il salvare la propria reputazione, o quella della famiglia, appare la cosa più importante, anche più della vita del neonato.

Il rifiuto della maternità spesso porta ad una difesa dalla realtà, ad una negazione. Ed allora l'abbandono del neonato rappresenta una scelta più "funzionale" alle necessità psicologiche della donna. Questa è la ragione per cui la donna spesso rifiuta anche l’idea di affidare il bambino, subito dopo la nascita, ad una struttura pubblica; questo rappresenterebbe infatti, una conferma ufficiale dell’esistenza di un qualcosa che si vuole eliminare.

Le donne immigrate, spesso clandestine e provenienti da Paesi in cui a volte si vive in regimi di polizia particolarmente autoritari, possono vedere l'ospedale come un luogo non protettivo e pericoloso, per cui non vi si rivolgono per chiedere assistenza concreta. Ma anche in questo caso l'abbandono del neonato non significa voler uccidere il proprio figlio, quanto in realtà tagliare ogni possibile rapporto tra il neonato e la madre. E forse in alcuni casi l'abbandono in strada è un modo estremo e drammatico, anche se sbagliato, di manifestare amore per il proprio figlio.

Alla luce dei tanti casi d’infanticidio esaminati, ci sentiamo di sottolineare e condividere pienamente queste osservazioni, specialmente per ciò che riguarda la particolarità e la precarietà delle condizioni psicologiche e pratiche delle madri al momento in cui commettono l’infanticidio.

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Norme a difesa della vita del neonato

Nel nostro ordinamento convivono norme che proteggono il diritto alla vita del neonato, ed altre che sanciscono il diritto della madre all'anonimato. In questo modo, le donne in attesa di un bambino non voluto non devono partorire nella clandestinità e poi disfarsi del piccolo, magari cagionandone la morte. La legge consente, infatti, alla partoriente che non vuole (o non può) riconoscere il proprio figlio di recarsi in ospedale per il parto, di ricevere per sé e per il nascituro ogni opportuna cura e assistenza, e di ottenere, in modo del tutto libero e legittimo, di non comparire sui documenti del neonato e di mantenere occulta la propria identità.

Essendo una facoltà che la legge riserva alla partoriente, questa volontà di rimanere innominata deve essere rispettata da chi assista al parto e da chi raccolga la obbligatoria "dichiarazione di nascita".

Peraltro, è bene non dimenticarlo, l'abbandono di un neonato è un reato. L'art. 591 del Codice penale italiano prevede la pena della reclusione da uno a sei anni se dall'abbandono di un minore (nel testo di legge si parla di anche di incapaci) derivi una lesione personale, e, se dal fatto dell'abbandono derivi la morte, la pena va dai tre agli otto anni di reclusione. Di questo reato non si macchia colui che, dopo aver lasciato un neonato, si attivi per garantirne la incolumità e la sopravvivenza, o avvisando un centro sanitario, o avvertendo la polizia, o comunque in qualsiasi modo idoneo a garantirne la salute e l'incolumità.

Ecco perché chi decide di non tenere con sé il proprio figlio, perché non vuole o perché non può, deve sapere che può mettere al sicuro il neonato senza correre alcun rischio, né per la sua vita, né per quella del nascituro, né in ordine alla propria reputazione.

Nonostante esista in Italia un complesso di disposizioni che consentono il parto nelle strutture sanitarie pubbliche in pieno anonimato, tuttavia la tragedia dell’infanticidio continua per due fondamentali ragioni: prima di tutto perché la possibilità del parto in anonimato non è conosciuta e, poi, per tutta una serie di condizioni tremende non conosciute e qui appena accennate in cui la donna vive queste gravidanze impossibili quali adulteri, situazioni assurde di povertà anche morale, “mamme baby”, straniere che temono di essere espulse, perdita della rispettabilità, terrore di essere riconosciute in ospedale…

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“OPERAZIONE VIVERE”

• Numero Verde Salvabebè e culletta termica
• Sportello Salvamamme
• Informazione e Formazione

Da queste importanti premesse nasce “OPERAZIONE VIVERE”, con il numero verde "SALVABEBÉ” e lo sportello “SALVAMAMME”, per il sostegno ai neonati e alle future mamme in difficoltà, operante in sede e presso diversi Municipi di Roma.

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Obiettivo: un sistema integrato di servizi

L’obiettivo fondamentale delle Associazioni impegnate su questo fronte è quello di creare un sistema integrato di servizi in cui il poter educare alla vita e salvare una vita camminino di pari passo e abbiano la stessa priorità.

Occorre un lavoro di diverse figure professionali (psicologi, assistenti sociali, educatori, avvocati, pediatri, neuropsichiatri ecc.) accuratamente formate e sensibili a questi temi, in collaborazione con Enti e Servizi del territorio. Tutte le volte in cui sia possibile, hanno ruolo attivo ed essenziale tutti i volontari, ciascuno con la propria sensibilità e nelle proprie possibilità.

La funzione del numero verde "SALVABEBÉ" è quella di informare e sensibilizzare le madri sulle possibilità alternative che la legge offre per tutelare la madre che per qualsiasi motivo non voglia/non possa tenere un figlio e contemporaneamente desideri salvaguardare la vita e il benessere del nascituro. L’art. 70 del R.D. n° 1238/1939, modificato dall'art. 2 comma I della legge n° 127/97 e dal D.P.R. n° 396 del 3.11.2000 consente alla madre di partorire in assoluto anonimato, non comparendo né nel certificato di assistenza al parto né nell’atto di nascita pur ricevendo tutte le cure e l’assistenza necessarie. Una volta partorito, alla fine della convalescenza, potrà lasciare in ospedale il neonato, il quale verrà temporaneamente affidato ad un istituto, anche per dare il tempo ai genitori naturali eventualmente di ripensarci e di poter riconoscere il figlio anche dopo la nascita; se ciò invece non avviene il neonato verrà dichiarato adottabile. In questo caso, infatti, l’atto di nascita del neonato è redatto con la dizione “nato da donna che non consente di essere nominata” e l’Ufficiale di Stato Civile, dopo aver attribuito al neonato un nome e un cognome, procede entro 10 giorni dalla formazione dell’atto alla segnalazione al Tribunale per i Minorenni per la dichiarazione di adottabilità ai sensi della legge 4 maggio 1983, n. 184 e successive modifiche.

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Tutelare la liberta’ della madre

Questa possibilità che la legge offre permette di tutelare la libertà e la dignità sia della madre che del figlio, senza entrare in valutazioni morali e strettamente personali, e inoltre evita di arrivare a scelte estreme quali l'abbandono o addirittura l'uccisione del neonato, con conseguenze penali, ma soprattutto lasciando ferite laceranti dell'anima e profondi sensi di colpa.

Si tratta di rispettare il disagio profondo di chi non vuole o non può vivere la maternità e contemporaneamente di offrire ad una famiglia la grande opportunità di dare e ricevere amore da un figlio adottato.

Gli operatori del numero verde Salvabebè, medici, infermieri e volontari, raccolgono le chiamate senza intenti inquisitori. La segnalazione serve solo per attivare, in completo anonimato, le operazioni di assistenza necessarie per il neonato e per la mamma, in collaborazione con le strutture ospedaliere.

• Numero verde Salvabebè e Culletta Termica

Per tutte le situazioni estreme, in cui purtroppo molto spesso il destino del neonato è di finire abbandonato, lasciato nei cassonetti, gettato nelle scarpate, un grande obiettivo del Numero Verde Salvabebé è "offrire un salvagente" a tutte quelle donne, che, nella maggioranza dei casi, non desiderano la morte del figlio, ma soltanto assicurarsi che venga ritrovato e che si preservi il loro anonimato. Il Numero Verde 800 28 31 10 è operativo 24 ore al giorno presso il Reparto di Patologia Neonatale e consente alla madre o chi per lei di specificare il luogo dove è stato lasciato il neonato, affinché possa essere raggiunto al più presto con un'autoambulanza dotata di culletta termica e condotto al sicuro, presso il reparto di Neonatologia del Policlinico Umberto I°.

I neonati vivi, rinvenuti in strada o in altra situazione più o meno protetta, hanno necessità di essere trasportati con urgenza in ospedale, perché devono essere considerati "a rischio" di patologia, anche se le loro condizioni generali appaiono buone. Il trasporto di questi neonati, come dei piccoli con patologia conclamata che devono essere trasferiti da un ospedale o da altro luogo di nascita, a Centri specializzati di patologia neonatale, richiede un'organizzazione complessa ed è realizzato nell'ambito di una regionalizzazione dell'assistenza perinatale.

La salvezza del neonato dipende letteralmente dal grado di funzionalità e di efficienza del lavoro in équipe del personale medico, paramedico e tecnico, delle strutture e dei mezzi impiegati per la salvaguardia del piccolo paziente.

Lo strumento più importante è la culletta termica o incubatrice da trasporto neonatale, le cui dimensioni ed il peso variano secondo i modelli. Gli standard europei considerano il limite di peso sui 140 Kg, mentre le dimensioni variano dal modello montato su carrello fisso (120 cm) o su barella autocaricante (210 cm). Peculiari sono le incubatrici in uso sugli elicotteri (spazi interni molto limitati) e possono non superare l'altezza di 55 cm come nel caso del modello BO 105.

L'incubatrice deve essere in grado di mantenere una temperatura interna stabile con il variare delle condizioni ambientali (il range europeo è compreso tra -15 e 50°C) e dispone di un set per la termoregolazione che risponda al variare di situazioni, come il trasferimento all'esterno dell'Ospedale, con limiti compresi tra 31-37°C e variazioni di 0.1°C.


Culletta termica del Reparto Emergenza Neonatale presso il Policlinico Umberto I di Roma

Il compartimento interno deve consentire un buon accesso al neonato, un adeguato spazio sia per le manovre da eseguire sul neonato durante il trasporto che per l'osservazione ed il monitoraggio. Il materiale utilizzato è il plexiglass (vetro artificiale) già utilizzato per il finestrino del passeggero di aviolinee: risulta affidabile e sicuro in caso di urto, rottura accidentale o incidente.

Il limite di 5-6 Kg è indicato come massimo trasportabile. Il rumore interno all'incubatrice non dovrebbe essere superiore ai 60 dB per evitare danni all'apparato acustico del neonato.

Tutte le parti dell'incubatrice da trasporto dovrebbero consentire con facilità le manovre di pulizia e disinfezione e/o sterilizzazione ove occorra. L'incubatrice è attrezzata con una batteria interna ed un caricabatteria in grado di alimentare per circa 90 minuti i moduli quando non è in collegamento con prese a rete.

Il supporto ventilatorio (ossigeno) al neonato è garantito da un respiratore automatico in grado di erogare assistenza pressumetrica e tempo-ciclata, mentre l'utilizzo del trigger di pressione non è realizzabile durante il tragitto per le interferenze dovute a vibrazioni ed ai sobbalzi.

La disponibilità di gas medicali (ossigeno ed anidride carbonica) è fornita da una bombola di O2 da 150 Atm e da un compressore per l'aria posizionati sulla base del carrello. Il supporto di O2 deve provvedere ad un flusso di 15 litri/minuto ad una pressione di 5 bar con una riserva di 2000 litri, mentre l'aria medicale proviene da uno specifico compressore collocato nel vano sanitario dell'ambulanza.

Il sistema di aspirazione delle secrezioni o dei fluidi organici del neonato è assicurata da un dispositivo con effetto venturi (consumo di O2) e da un recipiente di raccolta provvista di valvola di troppo pieno. I componenti meccanici ed i sistemi di ancoraggio dell'incubatrice garantiscono una riduzione ed assorbimento delle vibrazioni o di eventuali urti per evitare che sollecitazioni superiori a 1 g riescano a far sobbalzare il neonato dal materassino. I moduli suppletivi delle incubatrici neonatali sono inoltre: il saturimetro di tipo funzionale per la determinazione della emoglobina ossigenata, il monitoraggio transcutaneo dei gas ematici, il monitor per la determinazione della pressione arteriosa.

La culletta termica del Servizio che è utilizzata per il trasporto dei neonati del progetto Salvabebé rappresenta un tipo di incubatrice da trasporto assai funzionale e sofisticata.

• Scopi

L' "Operazione Vivere-Numero Verde Salvabebè" si propone tre obiettivi primari:
- diffondere nei modi più adeguati il più ampiamente possibile la conoscenza delle disposizioni sul parto in anonimato;
- effettuare una campagna informativa ed iniziative che hanno lo scopo di diffondere la conoscenza del numero verde "Salvabebè" nelle zone in cui esso sia già attivo e soprattutto negli ambienti più a rischio;
- aprire il numero verde "Salvabebè" in tutte le regioni e le province d'Italia. Da novembre 2004 il numero Salvabebè sarà attivo nell’intero Lazio, grazie all’impegno della Regione.

• Sportelli SALVAMAMME


Da sinistra: Rosanna Cerbo, Responsabile Scientifico delle Associazioni, Grazia Passeri, Presidente “I Diritti Civili nel 2000”, Gloria Pasquali, Presidente “Terzo Sole”

Se anche l’idea iniziale del progetto era quella di fornire informazioni sul parto in anonimato e salvare i bimbi eventualmente già abbandonati, è poi sopraggiunta un’altra tipologia di richiesta: “Aiutatemi a tenere questo bambino”. Problemi legali, economici e situazioni rischiose per le mamme, storie di malattia…

L’intervento di supporto è risultato necessario per le gestanti e le madri con situazioni personali e familiari difficili.

Così è nato lo sportello SALVAMAMME, un punto di ascolto front-office e telefonico ad opera di volontari accuratamente formati, rivolto alle future mamme in difficoltà e operante nella sede dell’Associazione e in alcuni Municipi della città. Esso è teso a fornire una rete di sostegno reale, da un punto di vista psicologico, legale, medico e materiale, sia durante il periodo di gravidanza che dopo la nascita del bambino.

Alcuni casi provengono dal Numero Verde Salvabebé e riguardano gestanti non interessate all’anonimato.

Questi centri di ascolto tendono la mano a mamme in seria difficoltà, rendendo disponibili piccoli aiuti, come corredino e carrozzine e altri generi per l'infanzia. Il Pediatra dell'Associazione, la Neuropsichiatra e i Legali hanno fornito numerose consulenze gratuite. Soggiorni estivi sono stati offerti a mamme in condizioni di salute difficili. Volontari Salvabebé sono stati reperibili durante l'estate per risolvere problemi a volte anche estremamente delicati.

Le Associazioni raccolgono generi di prima necessità per le mamme che non riescono a comprare il necessario. È presente anche un magazzino ben fornito di prodotti, non alimentari, per l’infanzia, sempre controllato ed accuratamente catalogato per far fronte a tutte le necessità più urgenti. È attivo, inoltre, il Club Salvamamme di cui fanno parte tante mamme che donano generi per l’infanzia (carrozzine, corredino, pannolini, ecc.) per essere vicine ad altre donne che si trovano in situazioni problematiche e ai loro bambini.


Da sinistra: Paola Santini, Rosanna Cerbo, Grazia Passeri, Isabella Rauti

Un pezzetto di strada è stato fatto, pur con notevoli difficoltà di percorso, ma è forte la volontà di proseguire sul sentiero della protezione e del sostegno alle tante mamme coraggiose che vogliono risollevarsi e camminare tenendo per mano il proprio bambino.

• Informazione e Formazione

Le Associazioni, preso atto della grande richiesta che veniva fatta all’unico primo sportello aperto nel XVII Municipio, hanno ritenuto essenziale organizzare un corso di formazione per volontari con la prospettiva di ampliare l’assistenza sul territorio con l’aiuto di persone adeguatamente preparate.

Il corso della durata di 16 ore complessive, distribuite in 4 settimane, si è rivolto ad operatori e volontari degli sportelli “Salvamamme” e a coloro che intendevano approfondire le tematiche inerenti alla protezione della maternità e dell’infanzia, ma è stato aperto anche a tutti coloro che operano nel mondo del volontariato e del sociale in genere e agli studenti universitari delle Facoltà di Scienze Umanistiche e Sociali.

Dopo la pubblicizzazione del corso nelle Università e su Internet, dato il gran numero di domande pervenute, si è dovuto aumentare il numero dei partecipanti.

Si sono tenuti dei colloqui di selezione da parte di alcuni docenti dei corsi, e sono state così selezionate 30 volontarie. I colloqui si sono svolti all’UNISPED - Università Sperimentale Decentrata, sede del corso stesso.

Il corso è stato attivato a partire da Novembre 2003, e si è articolato in incontri d’aula (seminari, stage, workshop), visite a strutture o centri di accoglienza, lavori di gruppo e simulazione di casi, verifica e monitoraggio dei risultati.

I docenti sono stati scelti tra personalità note del mondo accademico e professionale, ed hanno trasmesso le loro conoscenze ed esperienze tramite conferenze e dispense. Gli argomenti trattati sono stati suddivisi in quattro aree specifiche:

Area ANTROPOLOGICA
Mons. Mario Allario Il Cristianesimo e l’incontrollabile dignità di ogni vita.
Prof. Isabella Rauti Modelli culturali, la condizione femminile e concezione della vita nelle diverse culture.
Presidenti delle Associazioni promotrici:
Grazia Passeri
Gloria Pasquali
Cenni storici sull’infanticidio e Progetto Operazione Vivere Numero Verde Salvabebè. Lotta all’infanticidio, una strada lunga 10 anni.
Laura Cangiano volontaria Gestione degli sportelli di aiuto all’infanzia ed alla maternità.
Area PSICO – SOCIALE
Prof. Maurizio Gente Povertà, condizione di marginalità e sentimento di maternità.
Dott.ssa Isabella Nuboloni L’istinto materno – problemi psicologici e fuga dalla realtà.
Dott.ssa Pasqualina Russo Il volontariato tra motivazioni interiori personali e capacità di intervento.
Mons. Mario Allario La relazione d’aiuto.
Area SOCIO-SANITARIA
Prof. Giorgio Di Piero Maternità: mamme e bambini a rischio.
Prof.ssa Rosanna Cerbo Legislazione sanitaria vigente: a difesa delle maternità.
Prof.ssa Rosanna Cerbo Esperienza numero verde salvabebé
Prof.ssa Rosanna Cerbo Depressione post – partum.
Prof. Maurizio Gente Condizioni igieniche e primo intervento.
Prof. Maurizio Gente Assistenza ospedaliera
Prof. Maurizio Gente Strumenti tecnici: funzionamento del culla Salvabebè.
Area GIURIDICO-LEGALE
Sostituto Procuratore Margherita Gerunda Normativa e particolari leggi di tutela.
Avv. Graziella Morandi
Avv. Erminia Cozza
Aspetti giuridico – legali.

Il corso ha avuto il patrocinio della F.E.O. (Fondazione Europa Occupazione) e della FONDAZIONE NUOVA ITALIA, nella cui sede si è tenuta l’assegnazione degli attestati di partecipazione alle ventiquattro volontarie che hanno terminato il corso.

Alla formazione sono state affiancate campagne di sensibilizzazione capillare dell’opinione pubblica e, soprattutto, l’affissione di migliaia di autoadesivi sui cassonetti di raccolta dei rifiuti in diverse lingue, manifesti nelle strutture pubbliche, nelle scuole, nei luoghi di aggregazione. Sono stati abbandonati, inoltre, centinaia di neonati di cartoncino con la scritta “Raccoglimi! E passa queste informazioni!”, nei luoghi più diversi, per realizzare una catena di informazioni in sei lingue sul parto in anonimato, sulla possibilità di soccorso al neonato e sul sostegno alle mamme.

Le Associazioni si battono per ricordare che un neonato è un essere umano, un bambino da lasciare almeno in un luogo sicuro. Troppo spesso, infatti, i cassonetti diventano tombe per neonati non voluti. Spesso avere il cassonetto vicino significa avere vicino un luogo in cui un’esistenza potrebbe spegnersi. Per ogni bimbo ritrovato nei cassonetti, ce ne sono tanti che muoiono senza che se ne sappia nulla.

Da qui la richiesta delle Associazioni più volte avanzata alle Istituzioni di svolgere funerali pubblici nei casi di ritrovamento di un piccolo corpicino abbandonato. Come sostiene Maria Grazia Passeri: “Solo dando valore alla vita del bimbo e alla sua morte possiamo scongiurare simili tragedie future”. Chiedere i funerali pubblici non equivale a strumentalizzare, ma a sensibilizzare non solo l’opinione pubblica, ma anche chi ha responsabilità di questi atti. È importante secondo le Associazioni recuperare e ridare a questi bambini quella dignità che la società gli ha negato.

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Dati statistici della regione Lazio

Per quanto concerne la regione Lazio, il dato più rilevante, secondo Italo Cirillo, è che, “a fronte di un numero di neonati rinvenuti abbandonati, vivi o morti, (ed è da ricordare che appare purtroppo realistica la valutazione che per ogni bimbo trovato, ce ne sono circa una decina di cui non è possibile individuare neppure i resti mortali), sono pochi i bimbi partoriti in anonimato in ospedale. Negli anni 2000 e 2001 nella Regione Lazio sono stati rispettivamente 61 e 67 i neonati riconosciuti da un solo genitore o non riconosciuti da entrambi, su un totale di 48.379 bambini nati nell’anno 2000 e 49.422 nel 2001). Da una analisi approfondita e tenuto conto di altre variabili (madre anonima e con nota “NON RICONOSCE” in cartella clinica, diagnosi di neonato sano) e di una degenza superiore a 10 giorni (quindi non collegabile a situazioni cliniche del piccolo) risulta probabile la stima di 7 parti anonimi nell’anno 2000 e 9 nel 2001”.

Secondo una ricerca effettuata dalle associazioni sulle cifre di questo dramma:
- 20 in media sono i neonati abbandonati in un anno;
- 10 bambini abbandonati ogni anno muoiono quasi subito;
- soltanto uno su 10 viene ritrovato;
- quasi una volta su 3 la madre ha un complice.
Dalle valutazioni dell’Associazione “I Diritti Civili nel 2000”

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Oltre le cifre: ogni donna una storia nella sua unicità

Dietro le cifre, tutti i volontari incontrano persone ogni giorno, ciascuno nella sua unicità.

In questi anni di volontariato si sono rivolte agli sportelli molte donne in difficoltà. Come si evince dalla tabella in appendice la maggioranza sono straniere, per lo più del Centro e del Sud America, ma non mancano le italiane che sono in seria difficoltà. Molte si sono presentate direttamente agli sportelli aperti, ma altre ci hanno contattato prima per telefono. Valido, oltre i numeri ufficiali, il tam tam all’interno dei gruppi etnici e così è stato molto contattato anche il cellulare delle Associazioni. In generale si può dire che quasi tutte avevano bisogno di informazioni e di un aiuto materiale (corredino, pannolini, carrozzine, ecc.). Piccole cose che incidono molto sul già fragile bilancio economico di queste donne, a volte sole a volte con compagni disoccupati. Ma non sono queste le uniche domande che ci vengono fatte: aiuti economici, lavoro, alloggi, purtroppo richieste che non possiamo soddisfare. Altre donne invece hanno problemi legali, bisogno di sostegno psicologico, di una visita o di una consulenza del pediatra, o semplicemente di sapere di poter contare su qualcuno in qualsiasi momento e per qualsiasi motivo. L’interesse sincero verso queste donne, che spesso sono state abbandonate da tutti, che si trovano senza famiglia, senza un lavoro, senza una casa, che non sanno a chi rivolgersi, e con un figlio che vogliono a tutti i costi, è ciò che più le rassicura.

Tantissime sono le giovani, che data la loro età non sanno districarsi tra i meandri della burocrazia, che appare spesso un ostacolo insormontabile.

E così noi cerchiamo di essere una presenza stabile e tentiamo di aiutare queste donne in tutte le loro necessità, dove ciò è possibile, con i mezzi che abbiamo attualmente a disposizione.

Vorremmo portare alcuni casi come esempio, i più rappresentativi rispetto a tutti quelli che sono arrivati ai nostri sportelli.

NAZIONALITÀ ITALIANA
F. è una ragazza italiana, con un buon diploma e che è rimasta incinta. Ma il compagno inaffidabile non è interessato assolutamente a costruire una famiglia, e comunque non sarebbe un modello idoneo per lo sviluppo equilibrato di un bambino a causa di gravi problemi personali. F. è orfana di madre e ha una famiglia lontana e in gravi difficoltà. Il problema più importante per la ragazza è una malattia genetica degenerativa allo stato non avanzato, che non le consente di lavorare a tempo pieno e di vivere una vita piena. Le associazioni l’hanno sostenuta durante la gravidanza con piccoli aiuti come ad esempio la spesa consegnata a domicilio, a nostro carico), con il disbrigo di pratiche burocratiche, contrattando con successo con l’Azienda dell’energia elettrica determinata inizialmente al distacco per morosità.
Le Associazioni continuano, ad un anno dalla nascita del bambino, a rendersi disponibili e a dare sostegno, per quanto possibile, con piccoli indispensabili aiuti e disponibilità a mediare con le amministrazioni. Ma il caso non risulta assolutamente risolvibile con i mezzi a nostra disposizione. F. che ora vive con un piccolissimo sostegno del Municipio e grazie ad un padrone di casa (scomodo monolocale) che non la mette alle strette, avrebbe in realtà bisogno di un lavoro adatto alle sue forze, e di una casa protetta (che forse lei stessa è la prima a rifiutare).

NAZIONALITÀ LATINO AMERICANA
R. è una donna di 32 anni, affetta da una forma di tumore, arriva da noi al settimo mese di maternità. Ha bisogno di aiuto, è spaventata rispetto alla sua salute, alla prima gravidanza, al futuro, suo e del bambino. Non ha lavoro, è sola, perché il compagno se ne è andato nel corso del primo mese di gravidanza. Ha problemi di decalcificazione delle ossa, dovrà continuare la radioterapia dopo il parto e non sa a chi potrà lasciare il bambino in sua assenza. Ha un sorriso aperto alla vita e tanta voglia di combattere per la sua salute e per il futuro del figlio: “Io questo bambino lo voglio”.

NAZIONALITÀ ITALIANA
Questa ragazza di 20 anni, al termine della gravidanza, ha telefonato allo sportello del Municipio XVII. E’ sola ed è stata abbandonata dal compagno quando ha scoperto di essere incinta. Dopo aver raccontato la sua storia conclude dicendo “spesso faccio pensieri cattivi su questo bambino”. Al termine della telefonata si dichiara rassicurata dalla nostra disponibilità ad aiutarla con un sostegno psicologico durante la gravidanza, e un aiuto concreto alla nascita del bambino: “Sapere che c’è qualcuno su cui poter contare non mi fa sentire sola, e i problemi che verranno non mi sembrano più insuperabili.”

NAZIONALITÁ PERUVIANA
L. si presenta una mattina allo sportello del Municipio XII, ha un viso molto dolce, ma è anche molto decisa a garantire a suo figlio un futuro tranquillo, che al momento non trova. Così si è rivolta alle Associazioni. Il suo compagno l’ha abbandonata dopo aver saputo che era contraria ad abortire e che avrebbe tenuto questo figlio anche senza il suo appoggio. Per i primi mesi della gravidanza ha continuato a lavorare, ma poi è stata licenziata a causa del suo stato. Inoltre il padrone di casa ha cominciato a creargli molti problemi, cercando di metterla in condizione di andarsene da quel piccolo appartamento, che lei ha arredato con i pochi soldi che aveva e che sente più che mai suo. Si è trovata così ad affrontare gli ultimi mesi di gravidanza in una situazione di stress non indifferente, a causa di gravi molestie ed intimidazioni subite, in cui solo l’intervento dei volontari delle Associazioni, che si sono occupati dei problemi legali, di risoluzione delle pratiche burocratiche, di sostegno psicologico nei momenti più difficili, ha alleviato questo brutto momento. Inoltre dopo la nascita del piccolo, si sono resi necessari interventi di mediazione tra la giovane, estremamente traumatizzata dalle precedenti esperienze negative, e le Istituzioni (Sociali e Polizia).

NAZIONALITÁ ITALIANA
C. è una ragazza madre con una bambina di 5 mesi. Lavora sporadicamente perché non sa dove lasciare la figlia durante l’orario lavorativo. Si rivolge allo sportello del Municipio XVII per cercare un nido dove poter lasciare la bambina, in modo da poter lavorare a tempo pieno. Le Associazioni, in collaborazione con i Sevizi Sociali del XII Municipio, si attivano immediatamente nella ricerca di un posto per la piccola. Nel frattempo vengono forniti alla mamma vestitini, pannolini, giochi. La giovane si dichiara contenta di questo aiuto non indifferente e si offre di regalare il corredino della piccola a qualche mamma che si trova in difficoltà, proprio come lei.

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PROSPETTIVE FUTURE

Grazie alle campagne di sensibilizzazione dell’opinione pubblica effettuate, all’affissione di migliaia di autoadesivi sui cassonetti di raccolta dei rifiuti, all’impegno delle Istituzioni, l’eco del progetto ha oltrepassato i confini del paese.

Ma non basta. Si dovranno utilizzare tutti i mezzi di informazione disponibili: giornali, riviste, radio, televisioni, affissione di migliaia di autoadesivi per avviare una campagna di sensibilizzazione su questo tema e per permettere la diffusione concreta delle leggi a favore delle donne in difficoltà.

Sarà necessario mobilitare l'opinione pubblica sul tema, attraverso un’opera d'informazione sulla legislazione vigente in materia e sull'esistenza di soluzioni estreme che possano dissuadere dall'infanticidio attraverso:

a) La divulgazione di materiale preparato dalle Associazioni (locandine, autoadesivi, volantini); affissione sui cassonetti della spazzatura dell'autoadesivo "Un neonato da salvare", che ha già riscosso un'enorme eco tanto sulla stampa nazionale, quanto su quella internazionale - il cassonetto di raccolta dei rifiuti non è soltanto il luogo dove in genere spariscono i neonati indesiderati e quindi il più adatto per un messaggio di dissuasione, ma è anche una meta in cui per le esigenze della vita quotidiana si recano personalmente la maggior parte delle donne, in particolare collaboratrici domestiche, badanti, extracomunitarie, ecc. Come nel passato saranno presi contatti con le Aziende municipalizzate titolari del servizio.

b) Un’attività di formazione da svolgere presso la cittadinanza, in specie nei luoghi dove convengono donne considerate a rischio (per es. straniere che vivono tuttora in clandestinità). Indispensabili anche seminari e riunioni sul territorio.

c) L’attuazione di campagne televisive e su stampa. Per spazi in TV istituzionali si è già manifestata la disponibilità della nota attrice Barbara De Rossi ad interpretare gratuitamente uno spot per una campagna di prevenzione.

L’obiettivo principale dell’“Operazione Vivere” sarà quello di estendere su rete nazionale l’esperienza del Numero Verde Salvabebè (800 28 31 10) per evitare che neonati finiscano abbandonati in strada e per informare le donne sulla possibilità di partorire in anonimato. La convinzione è che solo un’estensione capillare a livello nazionale potrà far sperare risultati autentici.

Intanto attualmente è attiva e continuativa la collaborazione con il Ministero delle Pari Opportunità e con alcuni Assessorati Regionali, già sensibilizzati e coinvolti in prima persona.

La Presidenza della Regione Lazio ha concesso il patrocinio al progetto "Salvabebé" e ha dimostrato reale disponibilità ad intervenire in modo concreto e fattivo. Prevista una conferenza presso la Sala Tevere della Regione Lazio per il 16 - 11 - 2004, in cui si annunceranno fattivi interventi contro l'infanticidio e per il sostegno alle mamme in difficoltà.

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Un grave problema: la resistenza della burocrazia

In alcune zone d’Italia, purtroppo, si rivela faticoso attivare un serio coinvolgimento delle istituzioni proprio per una resistenza burocratica all’interno dei Servizi e degli Ospedali. Non si comprende che non si può arrivare con i tradizionali mezzi di assistenza burocratizzati a fronteggiare situazioni delicate e problematiche come la disperazione di una donna. Un esempio può essere costituito dall’esperienza a Modena, dove, dopo riunioni promosse dalla prefettura con i vari rappresentanti di enti pubblici e associazioni impegnate in questo campo, non si è riusciti a mobilitare le risorse necessarie ad avviare uno sportello Salvabebè, nonostante la disponibilità a costo zero di un gruppo aderente ad “Operazione Vivere”. Si è sostenuto, infatti, di poter contare già sulla presenza di adeguati servizi concreti e funzionanti sul territorio: il tutto è caduto nel vuoto lasciando spazio ad altri casi di abbandono e morte di neonati. Ciò mette in evidenza quanto una carenza informativa, se colmata, avrebbe potuto evitare gesti disperati e come tra la prassi amministrativa e la necessità di cura ci sia spesso una spaccatura/falla. A Modena si è formato un comitato Salvabebè a cui manca un tassello fondamentale, cioè la collaborazione delle istituzioni, le quali insistono sul fatto che i servizi sociali funzionano al meglio anche per questo problema. Intanto in Campania, in Veneto stanno sorgendo iniziative analoghe a quelle di Roma.

In realtà è importante riflettere sul fatto che tutta l’assistenza pratica ed emotiva offerta alle madri dai Servizi a volte sembra non bastare. È importante evitare alle donne troppe trafile, mandare un messaggio tranquillizzante, far sentire un sincero interesse ed impegno.

Il primo passaggio consiste sicuramente nell’informare le future madri (Numero Verde Salvabebè) sulle leggi che tutelano il parto in anonimato; un secondo passo, non meno importante, è quello di prendersi carico di tutte quelle madri bisognose di aiuto per andare avanti dignitosamente nella crescita del proprio bambino (Sportello Salvamamme). Per tutte le emergenze, inoltre, quando viene segnalato un neonato abbandonato, occorre agire tempestivamente attraverso il Numero Verde Salvabebè.

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Ruota degli innocenti: un salto nel passato?

Come ultimo anello di una catena di aiuto, le Associazioni si fanno portavoce di una nuova possibilità di salvaguardia della vita. Si tratta di pensare alla realizzazione di quelle che una volta erano dette “Ruote degli Innocenti” per neonati abbandonati. Si propongono, infatti, “Culle Salvabebè”, ovvero ceste riscaldate dotate di sensori, collegate ad un sistema di allarme sofisticatissimo in modo da intervenire sistematicamente, dove le partorienti possano lasciare i neonati in pieno anonimato quando non accettano di partorirli in reparto e poi affidarli ai servizi sociali. Tali culle potrebbero esser poste ai piani terra di ospedali pubblici, in luogo defilato.

Ovviamente la ruota costituisce l’ultima spiaggia per salvare il bambino. Si dovrebbe pensare ad essa come l’unica chance per salvare anche i bambini di mamme che per drammatici ed estremi motivi personali possono essere contrarie a qualsiasi contatto con i volontari e con i sanitari. La ruota può essere un discorso doloroso da affrontare ma lo è ancor più trovare una manina nella ruota degli ingranaggi di un tritarifiuti. Occorre la sensibilità di porsi davanti ad alcuni problemi con elementare concretezza, con la volontà di trovare una soluzione empirica ed effettiva, liberandosi da pregiudizi ideologici, come quello che la ruota favorisce l’abbandono di neonati senza produrre processi di maturità sociale o morale.

Se anche con il benessere generalizzato è nata la convinzione che mai più si sarebbero verificati casi di abbandono, tuttavia sono ancora tanti, troppi, i bambini che una volta messi al mondo vengono uccisi, abbandonati, dimenticati. Si tratta di offrire un ultimo salvagente da lanciare a madri disperatamente fragili, che non hanno il coraggio di avvicinare, in nessun modo, le istituzioni e che si disfarrebbero del piccolo, esponendolo a rischi tremendi o alla morte.

In Austria, in Germania e in Svizzera, esperienze simili sono state messe in azione con successo presso gli ospedali, come nuove speranze per i piccoli senza futuro.

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Scheda di Progettazione tecnica della “Ruota Salvabebè”

Sono già diversi gli ingegneri impegnati in progetti per la realizzazione di sportelli attrezzati in cui le donne possano lasciare il neonato in culle accoglienti piuttosto che nella desolazione di un cassonetto per i rifiuti.

INSTALLAZIONE SENSORI DI RILEVAZIONE E CONTROLLO

I sensori installati sono previsti in modo da assicurare alla persona "conferente" il neonato un’elevata riservatezza.

I sensori saranno:
1 - 1 temporizzatore;
2a - 1 sensore di evento chiusura dello sportello esterno;
2b - 1 sensore volumetrico attivato da oggetti in movimento;
3 - 1 sensore di rilevazione corpi caldi nel locale culla;
4 - 1 sensore sonoro;
5 - 1 sensore di controllo temperatura locale culla (max 30°C);
6 - 1 telecamera dotata di microfono posta all'interno dell'edificio;
7 - 1 lampada intermittente con cicalino all'interno dell'edificio.

Sono presenti anche una lampada d’illuminazione della culla ed una lampada a raggi IR di almeno 300 W per il riscaldamento del neonato.

La successione degli eventi della componentistica (priorità) dovrà essere sequenziata secondo la seguente successione (i tempi sono espressi in minuti):
- Nel momento in cui viene richiuso lo sportello esterno di accesso alla culla parte il temporizzatore [t = O];
- Al tempo t + 2 (Te=O) vengono attivati sia il sensore volumetrico che quello termico;
- Al tempo t + 3 vengono attivati sia la lampada di illuminazione che la lampada IP all'interno della culla ( se la temperatura è <= 30°C);
- Al tempo Te = 3 se non ci sono segnali viene attivata la sola telecamera per un eventuale controllo visivo.
- Al tempo Te = 3 se ci sono segnali vengono attivati sia la telecamera che la lampada con cicalino sonoro.
- Al tempo Te = 20 se non ci sono segnali vengono disattivati tutti i sensori e le lampade della culla.

E' previsto un ulteriore interruttore interno per lo spegnimento manuale della componentistica ed un sensore che awisa se manca l'alimentazione elettrica dei circuiti.

Ad ulteriore garanzia bisogna prevedere una campanella meccanica da far suonare manualmente a discrezione della persona conferente.

Dimensioni interne della culla 100 x 60 x 80.

Da qui passerà subito dopo a un Ospedale del Servizio Sanitario Nazionale, per l’assistenza necessaria e perché sia subito avvertita l’Autorità giudiziaria.

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Piccoli passi per una lunga strada

È vero che un grande risultato è stato raggiunto con la possibilità del “parto anonimo” nelle strutture ospedaliere. Solo che l’ospedale è un luogo pubblico, è un luogo al quale ci si presenta con la propria identità dichiarata, dove è facile essere riconosciuti, specialmente nei piccoli centri. In pratica l’anonimato è solo burocratico: il figlio non è legalmente riconosciuto; ma la madre è una persona nota. Ecco perché il cassonetto.

Il neonato può essere salvato assicurando un vero anonimato.

Il sincero impegno di noi tutti, libero da giudizi e falsi preconcetti, e la collaborazione con gli Enti Istituzionali e Regionali possono fare tanto.

Si ringrazia per la competenza fornita a questo lavoro e per la grande disponibilità umana:
• Dott.ssa Rita Pippo, Psicologa, Responsabile Sportelli “Salvamamme”
• Dott.ssa Katia Pacelli, Responsabile Volontarie Sportelli “Salvamamme”
• Simone Faccini, Coordinatore Area Interventi di Sostegno
Ha collaborato Flavia Viviano

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